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Dove va Autogrill? In bici Naturalmente creando le Ciclostrade!

Leggo il post dell’ immagine sotto,  intitolato “Dove va Autogrill?”, e la mente ritorna a un episodio di due anni fa:
In centro a Verona due turisti anziani tedeschi con bici elettrica mi chiedono: “we would like, go to Venice, can you suggest us the way?
Allibito risposi che era meglio cambiassero idea per la salvaguardia della loro incolumità fisica….
e allora la risposta al post mi viene spontanea…. In bici !

autogrill

…..creando le “Ciclostrade” ovvero piste ciclabili con “Stazioni di posta” ricavate da cascine abbandonate e restaurate per offrire vitto e alloggio ai ciclisti.
E magari convenzioni con le ferrovie per trasportare le bici o parcheggi scambiatori in prossimità degli incroci con le autostrade per consentire di arrivare in auto o camper, parcheggiare in sicurezza, e proseguire in bici…

autogrill1
Purtroppo immagini che vengono dall’ estero….

Un esempio? la Brennero – Venezia lungo Isarco, Adige e la Laguna di Venezia…. con parcheggi scambiatori lungo la A22, all’ incrocio con la A4 e la A13, con collegamenti agli aeroporti di Verona e Venezia, con  le stazioni ferroviarie di Verona, Bolzano Trento e Venezia

  • Un vero progetto Green e non la solita mano di vernice
  • Un progetto che crea turismo anzichè cercare di inseguirlo, con i turisti stranieri che a malincuore scappano dall’ Italia in cerca di lidi più ospitali
  • La risposta ad una domanda sempre più diffusa di ciclismo come sport e tempo libero.
  • Un indennizzo sociale ai danni provocati da anni di cultura del cemento e delle Auto che ha rovinato il nostro paesaggio

Un ‘occasione vera, (non l’EXPO dei capannoni) per far conoscere cibi e cultura dei nostri luoghi….
Forse sono queste le infrastrutture che servono,  mentre tutti pensano ancora a Strade per Auto, Aeroporti etc. etc.

Photo courtesy by Simonetta Bike Tours 

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EXPO 2015, come volevasi dimostrare…

L’avevamo già previsto nell’ormai lontano 2011 (leggi l’articolo) : Expo 2015 sarebbe  finito nell’ennesima colata di cemento con annessi e connessi …..  “nutrire il pianeta”  è stato declinato invece nel solito “cementare il pianeta” nutrendo amici etc… Si poteva ad esempio assegnare ad ogni nazione espositrice un’area industriale dismessa nel tessuto urbano (a Milano ce ne sono tante) che l’avrebbe recuperate e riqualificata secondo i propri stili e cultura ….. il Pubblico avrebbe dovuto semplicemente occuparsi di connettere in modo omogeneo queste aree tramite servizi pubblici costruendo al contempo servizi utili al cittadino….. Si poteva risolvere il problema numero uno di Milano che sono le auto ovunque, creando mobilità alternativa e introducendo novità strutturali come un’adozione spinta del telelavoro …. Si poteva fare tutto riqualificando invece di consaumare ulteriore verde e terreno agricolo …. la contraddizione del tema Expo fatta a sistema….

I pagamenti elettronici per una vera riforma del fisco (e della società) in Italia?

nuovi stili rivoluzione digitale

Riflessioni dopo tre giorni di SMAU ….

Dalle transazioni di grandi somme al pagamento del caffè e del parcheggio. L’evoluzione della tecnologia informatica e del web consente di realizzare pagamenti “elettronici” a costi molto minori (anche dal punto di vista sociale e ambientale) rispetto ai circuiti tradizionali basati sul denaro contante.
Si potrebbe fare molto di più per risolvere gli evidenti problemi del paese.
Ma non è solo una questione di costi e di abitudini, il problema è l’organizzazione dello stato, la fiscalità e  la contabilità di P.A. e aziende, concepiti, quando l’era digitale era solo agli inizi.
Poco si è fatto in questi trent’anni ,se non fare col computer quello che si faceva prima con timbri, carta e penna.

Bisogna andare alle radici del sistema e introdurre seriamente la tecnologia per cambiare le cose!
I mutamenti potrebbero essere profondi e andare oltre il mero tema fiscale, mettendo le basi per un profondo mutamento della società di cui c’è estremo bisogno.

Tutta la fiscalità si potrebbe ridurre a tre-quattro aliquote sulle transazioni eliminando ogni altro genere di imposta, chiamiamolo per comodità “Semplificazione” .

Ad esempio:
A) 10% su transazioni prodotti (con l’obbligo della tracciabilità prodotti)
B) 20% su transazioni di servizi (compreso il lavoro dipendente e le rendite finanziarie)
C) 40% su prelievi e depositi di denaro contante senza limitazioni (chi vuole transare anonimo deve pagare)
Ulteriori aliquote potrebbero essere gestite sotto forma di accise, che verrebbero quindi considerate come imposte allo scopo di disincentivare consumi socialmente dannosi come ad esempio la benzina, l’alcool, il tabacco (perchè no? anche droga e prostituzione), o le scommesse e i giochi d’azzardo.

Alla politica poi non rimarrebbe che discutere quali servizi erogare ai cittadini, l’ammontare delle medesime, e le redistribuzioni interne allo stato dei gettiti.

Oggi:
-Il costo della burocrazia e della gestione delle imposte è sproporzionato e rischia spesso di diventare superiore al gettito delle stesse. Per lo stato come per i cittadini, costretti a ricorrere ai  consulenti (senza avere nemmeno la certezza di essere in regola)
-I meccanismi fiscali e giudiziari penalizzano la creazione di valore aggiunto (che viene delocaizzato) e premiano chi non rispetta le regole , distorcendo il mercato, un esempio la piaga endemica dell’ evasione IVA .
-Importanti risorse dello stato vengono impiegate in controlli burocratici lasciando terreno libero all’illegalità, contraffazione e crimini ambientali,
Gli investimenti esteri non trovano quindi un “terreno fertile” e volano altrove attirando con sè anche le migliori risorse umane del paese.
Al contrario le multinazionali estere e nostrane hanno gioco facile nel drenare risorse e trasferirle in paradisi fiscali, il fenomeno sarà sempre più marcato con il progresso dell’economia digitale e del commercio elettronico.
– anche Il federalismo fiscale e amministrativo ha fallito generando maggiori costi, conflittualità interne allo stato, deregulation selvaggia con  danni  ambientali, pianificazione territoriale con perdita di valore del mercato immobiliare.

Scenario dopo la Semplificazione:
-Aliquota A)
Produzione e rivendita di beni materiali che devono essere tangibili e tracciabili. L’aliquota verrebbe applicata anche alle esportazioni e sulle compravendite della filiera commerciale, che verrebbe perciò razionalizzata in automatico grazie ala competizione.  L’imprenditore può così focalizzarsi sul suo business e deve curare al meglio pianificazione ed investimenti, Il bilancio come lo intendiamo oggi può finire in soffitta sostituito da “fotografie” periodiche che servono esclusivamente agli stakeholders (finanziatori, fornitori, soci) che per forza dovranno essere coerenti con i flussi di cassa, Gli attuali utili sarebbero sostituiti da “transazioni verso soci”  quindi servizi soggetti all’aliquota B).
Lo stato patrimoniale delle aziende,  a partire dal valore di magazzino, rimarrebbe quindi un fatto tra privati e la trasparenza dei flussi provocherebbe un rinnovato  interesse per il valore generato, rivitalizzando gli interessi della finanza per il reddito da attività produttive. Ad esempio la borsa  potrebbe quotare più facilmente anche PMI e Startup, magari senza generare bolle ma guardando veramente alla redditività presente e futura.  Grazie alla tracciabilità  di materie prime in entrata e dei prodotti in uscita, (magari realizzata con una sorta di fatturazione in Cloud) il controllo dello stato si focalizzerebbe sul rispetto delle regole e la coerenza di quanto dichiara l’azienda,  a  tutto vantaggio dei consumatori e della reputazione del Made in Italy.
-Aliquota B)
Erogazione di servizi che sostanzialmente sarebbero considerati come retribuzione del lavoro senza più discriminazioni tra lavoro dipendente, indipendente, consulenze, rendite finanziarie o immobiliari. Al mercato spetta deciderne il valore, ai sindacati e alla contrattazione individuale la definizione dei contratti, allo stato definirne i principi generali. In questo segmento dovrebbe rientrare anche il tema della previdenza sociale e della sanità pubblica che potrebbero essere inclusi o scorporati in un’aliquota a parte , favorendo la trasparenza e ponendo le basi per razionalizzazioni della stesse in base ai  servizi effettivamente erogati.
-Aliquota C)
Tassazione delle transazioni anonime (tipicamente contanti). E’ necessaria per una transizione “morbida” verso le prime due aliquote e deve essere la più elevata in modo da tenere conto degli elevati costi di gestione e di una probabile circolazione del medesimo. Di fatto il sistema dovrebbe progressivamente ridurne l’entità,  in quanto sconveniente economicamente e difficilmente spendibile all’interno della filiera produttiva e commerciale.  Teoricamente il perimetro dell’utilizzo del contante diventerebbe solamente quello dell’economia illegale, peraltro scoraggiata dalla difficoltà di spesa indotta dal sistema. Il passaggio dal contante alla transazione elettronica andrebbe quindi assistito culturalmente dallo stato, soprattutto nei confronti delle generazioni che non hanno ancora recepito i nuovi mezzi, magari rivitalizzando la funzioni sociale e pubblica delle poste Italiane.

L’attuazione di questo sistema comunque dovrebbe includere un nuovo patto stato cittadino con un rinnovato rapporto di fiducia.
Per esempio la definizione di un condono sul pregresso e la possibilità fino al giorno prima dell’ introduzione delle nuove  regole, di far rientrare nel circuito bancario tutte le risorse disponibili, comprese quelle ora all’estero. (poi sarebbe difficile spenderle o farle rientrare senza imposizione).
Tutto ciò richiederebbe tempo per preparare le architetture informatiche necessarie, con la riservatezza dei dati necessaria e magari una vera “banda larga” diffusa su tutto il territorio nazionale che diventa infrastruttura prioritaria per il paese.

 

Digital Divide Italiano….la rete fissa gestita da Telecom

Liberalizzazioni? Forse ovvero NI ….ogni cittadino dovrebbe sapere, che una cospicua fetta del canone mensile che paga all’operatore che gli fornisce servizi di connettività ADSL (e telefonia) va a Telecom …. si tratta di una dozzina di Euro al mese che l’operatore ex monopolista incassa da ogni utente per per la manutenzione e gestione della rete fissa.

Ma in realtà dove vanno a finire questi soldi? (assieme agli altri canoni e forme di ricavo “fisse” realizzate direttamente da Telecom)

Ho trovato un articolo molto interessante che racconta le vicende degli ultimi vent’anni a partire dalla privatizzazione Telecom decisa da Prodi nel 1997 …. CLICCATE QUI  e fatevi una opinione con il senno di poi sulla destinazione di questi soldi che bene o male chiunque esborsa mensilmente…

Riecco alcuni dei Capitani Coraggiosi Telecom sempre in difesa della Italianità alle Prese con  Alitalia del 2008 ….

Andrebbe  anche detto che la costruzione di detta rete in gran parte è stata già pagata dagli Italiani quando tale azienda era di proprietà dello Stato  e questi oneri dovrebbero ripagare Telecom dei costi di manutenzione e delle operazioni di ammodernamento delle linee, necessarie per un minimo di incremento della diffusione della banda larga.

Una caratteristica ormai indispensabile per lo sviluppo economico moderno di una qualsiasi area del Globo, come l’acqua, le strade, l’elettricità  un gestore della rete è necessario, anche per erogare un minimo di servizi di comunicazione vitali in zone rurali che soffrono del problema dell’ abbandono…..

Detto balzello  è invece una “palla al piede” per lo sviluppo di un vero libero mercato delle telecomunicazioni  e una spina nel fianco per  nuovi investimenti e la realizzazione di nuove progettualità, ogni volta che si parla di Nuova Italia Digitale il tema della discussione si sposta sulla rete fissa Telecom e sul suo indebitamento…. e la domanda sorge spontanea:

Questi soldi servono alla manutenzione di un bene di fatto pubblico ( anche se teoricamente privatizzato) o alla retribuzione di interessi più o meno privati?

La risposta sta nella realtà di tutti i giorni (nella velocità  delle linee che sperimentiamo quotidianamente)  o in modo più visibile nello stato in cui viene normalmente lasciata la Linea Telecom in zone rurali finchè non succede qualche guaio, blackout a causa di eventi naturali (poi tanto chi paga i danni è sempre lo stato) o qualche privato  viene danneggiato e si incavola….

Il principio che vale è che non viene effettuata manutenzione ordinaria (quella per cui paghiamo tutti il canone a Telecom)  perchè costa meno intervenire in manutenzione straordinaria, magari subappaltando il lavoro a ditte esterne …

I cavi cadenti sono quasi ad altezza d’uomo….anzi bimbo
Quando i cavi si staccano dai pali o diventano “interrati” o qualcuno se va bene li attacca ad un albero

Ma il bello non finisce qui, se hai la sfortuna che la linea passi sulla tua proprietà prima o poi ti rendi conto di come funziona il meccanismo della manutenzione straordinaria Telecom…. ma questo alla prossima puntata.

Big Bang…nuovo stile digitale anche in Politica?

Si sa che tutto arriva in Italia dagli USA con qualche anno di ritardo e la poltica 2.0 non fa eccezione…. stavolta pare che ci siamo e anche  in Italia si dovrà fare i conti con chi sa usare internet non tanto come un qualsiasi nuovo media ma come strumento per coinvolgere le persone e trarre indicazioni per procedere nel suo operato, adeguandosene però alla filosofia collaborativa.

Lo sta dimostrando Matteo Renzi con il suo movimento che ha aggregato a Firenze nella  convention  denominata LEOPOLDA 2011. LEOPOLDA 2011 è  il risultato del suo movimento di opinione  saggiamente “incanalato” più come terminale delle idee dal web che come un simposio dirigenziale con cui poi fare del broadcast.

Leggere per credere,  nel sito http://www.leopolda2011.it/index.php oppure in un articolo interessante che ha colto subito la portata dell’ evento, guarda caso sul “fatto quotidiano”  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/31/il-big-bang-della-politica-digitale/167521/

Una rivoluzione copernicana insomma che sta lasciando spiazzati tutti, abituati a schemi secolari di rappresentaznza piramidale ed interpretazione delle idee spesso a solo uso e consumo dei rappresentanti.

Una rappresentanza costosa,  quella della politica,  che sta dimostrando tutti i limiti e le tensioni derivanti dai suoi costi……

Quanto costa in poltrone e prebende il consenso dei partiti tradizionali? E quanto costa in termini di competenze sprecate?

Per non parlare del costo derivante dal non utilizzo delle energie positive: il primo partito in Italia attualmente sono gli astensionisti ovvero chi non si sente coinvolto da logiche che ormai poco hanno da spartire con l’ interesse comune …. e spesso tra questi ci sono le menti più elastiche e le competenze migliori….

Ecoincentivi: ennesima speculazione sulla pelle di tutti.

Massimo Mucchetti dalle colonne del Corriere mette il dito sull’ennesima piaga della speculazione internazionale abilissima a sfruttare ogni spazio lasciato dalle inerzie della gestione del pubblico.
E’ il caso degli ecoincentivi che a carico della collettività stanno drogando il mercato delle energie rinnovabili.
Questo comporterà il solito business per pochi nel breve periodo a danno degli operatori seri e di politiche lungimiranti, vi rimando comunque all’articolo…..

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/11_febbraio_15/pioggia-incentivi-solari_a1dd12d2-38e5-11e0-8e8c-58f8c06c30d0.shtml

EXPO 2015… perchè non cominciamo a lasciare i Milanesi a Casa grazie al telelavoro?

Finora si è parlato di Expo 2015 in chiave edilizia, e visto che il tema è un futuro fatto di sostenibilità ambientale si parla di giardini, orti, laghetti, tetto delle costruzioni in erba o con pannelli solari. Ma perchè non partiamo dal far trovare  ai visitatori  qualcosa di più concreto e radicale oltre agli ennesimi capannoni a Rho Pero? Gli facciamo vedere una città che non si raduna in tangenziale per andare in ufficio a fare quello che può fare da casa? Cominciamo a far muovere i bit e non le persone? Sarebbe una bella sfida fatta non solo con nuove infratrutture ma anche con intelligenza e organizzazione, più di una semplice “mano di vernice”.