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I pagamenti elettronici per una vera riforma del fisco (e della società) in Italia?

nuovi stili rivoluzione digitale

Riflessioni dopo tre giorni di SMAU ….

Dalle transazioni di grandi somme al pagamento del caffè e del parcheggio. L’evoluzione della tecnologia informatica e del web consente di realizzare pagamenti “elettronici” a costi molto minori (anche dal punto di vista sociale e ambientale) rispetto ai circuiti tradizionali basati sul denaro contante.
Si potrebbe fare molto di più per risolvere gli evidenti problemi del paese.
Ma non è solo una questione di costi e di abitudini, il problema è l’organizzazione dello stato, la fiscalità e  la contabilità di P.A. e aziende, concepiti, quando l’era digitale era solo agli inizi.
Poco si è fatto in questi trent’anni ,se non fare col computer quello che si faceva prima con timbri, carta e penna.

Bisogna andare alle radici del sistema e introdurre seriamente la tecnologia per cambiare le cose!
I mutamenti potrebbero essere profondi e andare oltre il mero tema fiscale, mettendo le basi per un profondo mutamento della società di cui c’è estremo bisogno.

Tutta la fiscalità si potrebbe ridurre a tre-quattro aliquote sulle transazioni eliminando ogni altro genere di imposta, chiamiamolo per comodità “Semplificazione” .

Ad esempio:
A) 10% su transazioni prodotti (con l’obbligo della tracciabilità prodotti)
B) 20% su transazioni di servizi (compreso il lavoro dipendente e le rendite finanziarie)
C) 40% su prelievi e depositi di denaro contante senza limitazioni (chi vuole transare anonimo deve pagare)
Ulteriori aliquote potrebbero essere gestite sotto forma di accise, che verrebbero quindi considerate come imposte allo scopo di disincentivare consumi socialmente dannosi come ad esempio la benzina, l’alcool, il tabacco (perchè no? anche droga e prostituzione), o le scommesse e i giochi d’azzardo.

Alla politica poi non rimarrebbe che discutere quali servizi erogare ai cittadini, l’ammontare delle medesime, e le redistribuzioni interne allo stato dei gettiti.

Oggi:
-Il costo della burocrazia e della gestione delle imposte è sproporzionato e rischia spesso di diventare superiore al gettito delle stesse. Per lo stato come per i cittadini, costretti a ricorrere ai  consulenti (senza avere nemmeno la certezza di essere in regola)
-I meccanismi fiscali e giudiziari penalizzano la creazione di valore aggiunto (che viene delocaizzato) e premiano chi non rispetta le regole , distorcendo il mercato, un esempio la piaga endemica dell’ evasione IVA .
-Importanti risorse dello stato vengono impiegate in controlli burocratici lasciando terreno libero all’illegalità, contraffazione e crimini ambientali,
Gli investimenti esteri non trovano quindi un “terreno fertile” e volano altrove attirando con sè anche le migliori risorse umane del paese.
Al contrario le multinazionali estere e nostrane hanno gioco facile nel drenare risorse e trasferirle in paradisi fiscali, il fenomeno sarà sempre più marcato con il progresso dell’economia digitale e del commercio elettronico.
– anche Il federalismo fiscale e amministrativo ha fallito generando maggiori costi, conflittualità interne allo stato, deregulation selvaggia con  danni  ambientali, pianificazione territoriale con perdita di valore del mercato immobiliare.

Scenario dopo la Semplificazione:
-Aliquota A)
Produzione e rivendita di beni materiali che devono essere tangibili e tracciabili. L’aliquota verrebbe applicata anche alle esportazioni e sulle compravendite della filiera commerciale, che verrebbe perciò razionalizzata in automatico grazie ala competizione.  L’imprenditore può così focalizzarsi sul suo business e deve curare al meglio pianificazione ed investimenti, Il bilancio come lo intendiamo oggi può finire in soffitta sostituito da “fotografie” periodiche che servono esclusivamente agli stakeholders (finanziatori, fornitori, soci) che per forza dovranno essere coerenti con i flussi di cassa, Gli attuali utili sarebbero sostituiti da “transazioni verso soci”  quindi servizi soggetti all’aliquota B).
Lo stato patrimoniale delle aziende,  a partire dal valore di magazzino, rimarrebbe quindi un fatto tra privati e la trasparenza dei flussi provocherebbe un rinnovato  interesse per il valore generato, rivitalizzando gli interessi della finanza per il reddito da attività produttive. Ad esempio la borsa  potrebbe quotare più facilmente anche PMI e Startup, magari senza generare bolle ma guardando veramente alla redditività presente e futura.  Grazie alla tracciabilità  di materie prime in entrata e dei prodotti in uscita, (magari realizzata con una sorta di fatturazione in Cloud) il controllo dello stato si focalizzerebbe sul rispetto delle regole e la coerenza di quanto dichiara l’azienda,  a  tutto vantaggio dei consumatori e della reputazione del Made in Italy.
-Aliquota B)
Erogazione di servizi che sostanzialmente sarebbero considerati come retribuzione del lavoro senza più discriminazioni tra lavoro dipendente, indipendente, consulenze, rendite finanziarie o immobiliari. Al mercato spetta deciderne il valore, ai sindacati e alla contrattazione individuale la definizione dei contratti, allo stato definirne i principi generali. In questo segmento dovrebbe rientrare anche il tema della previdenza sociale e della sanità pubblica che potrebbero essere inclusi o scorporati in un’aliquota a parte , favorendo la trasparenza e ponendo le basi per razionalizzazioni della stesse in base ai  servizi effettivamente erogati.
-Aliquota C)
Tassazione delle transazioni anonime (tipicamente contanti). E’ necessaria per una transizione “morbida” verso le prime due aliquote e deve essere la più elevata in modo da tenere conto degli elevati costi di gestione e di una probabile circolazione del medesimo. Di fatto il sistema dovrebbe progressivamente ridurne l’entità,  in quanto sconveniente economicamente e difficilmente spendibile all’interno della filiera produttiva e commerciale.  Teoricamente il perimetro dell’utilizzo del contante diventerebbe solamente quello dell’economia illegale, peraltro scoraggiata dalla difficoltà di spesa indotta dal sistema. Il passaggio dal contante alla transazione elettronica andrebbe quindi assistito culturalmente dallo stato, soprattutto nei confronti delle generazioni che non hanno ancora recepito i nuovi mezzi, magari rivitalizzando la funzioni sociale e pubblica delle poste Italiane.

L’attuazione di questo sistema comunque dovrebbe includere un nuovo patto stato cittadino con un rinnovato rapporto di fiducia.
Per esempio la definizione di un condono sul pregresso e la possibilità fino al giorno prima dell’ introduzione delle nuove  regole, di far rientrare nel circuito bancario tutte le risorse disponibili, comprese quelle ora all’estero. (poi sarebbe difficile spenderle o farle rientrare senza imposizione).
Tutto ciò richiederebbe tempo per preparare le architetture informatiche necessarie, con la riservatezza dei dati necessaria e magari una vera “banda larga” diffusa su tutto il territorio nazionale che diventa infrastruttura prioritaria per il paese.

 

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